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“Immediato ricorso alle urne, non c’è alternative”. La Lega torna alla carica sfruttando la rottura definitiva che si è aperta nel Pdl dopo il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello che ha affossato qualunque speranza di far rientrare nel popolo delle Libertà i “dissidenti” finiani. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, aveva temporeggiato, dicendo che si attendeva il risultato dell’incontro tra il premier e Bossi, ma poi ha dato voce alle mire leghiste: “Immediato ricorso alle urne”. Stasera ci sarà un vertice tra Berlusconi e il senatùr ma il Carroccio sa che dal voto registrarebbe un successo inatteso. Anche nelle regioni che un tempo apparivano impossibili da avvicinare: Umbria, Marche, Toscana, Emilia Romagna. Bossi lo sogna da tempo, con l’inespresso desiderio di vedere il Carroccio sempre più partito nazionale. Il senatùr sa che è il momento giusto per sfondare.
Alla fine la stanchezza si fa sentire. Verso la chiusura della conferenza stampa di giovedì, un lapsus freudiano è bastato al ministro Gelmini per tradire tutta la propaganda inscenata per più di un’ora. « Qualche difficoltà la mettiamo in campo », ha detto in un momento di involontaria sincerità. Per fortuna i giornalisti non se ne sono accorti, concentrati a stupirsi del suo rifiuto di affrontare a viso aperto gli insegnanti precari in sciopero della fame (« spettacolarizzazione del disagio a fini politici »). Il dramma dei precari , però, la Gelmini l’ha relegato nell’ultima parte della conferenza. Prima la riforma della scuola, « improntata – ha detto la Gelmini – ad una razionalizzazione delle sperimentazioni per mettere ordine in un cumulo di indirizzi che ormai rendeva impossibile alle famiglie e agli studenti di operare scelte consapevoli ». Che il movente della riforma falcidiante sia uno scrupolo per l’orientamento delle famiglie è poco credibile. La finanziaria triennale firmata dal governo nel 2008 lascia suppore, piuttosto, all’obbedienza forzata agli ordini di Tremonti (quando un giornalista de Il Tempo , nel novembre del 2008, contattò un consigliere della Gelmini per chiedergli conto delle manifestazioni studentesche, quello si sfogò: « Sono tutte sui tagli alle risorse, ma quelli non dipendono da noi bensì dal ministero dell’Economia: chiamate Tremonti »)
“Italy’s fading bella figura”. La proverbiale “bella figura”, a cui tengono molto gli italiani, è in pericolo, in particolare in campo economico
29/08/2010 01:04 | ECONOMIA – ITALIA Non capita spesso ma sentire un ministro che spiega al popolo un colpo di stato monetario è una notizia da raccontare. Oggi Tremonti è riuscito nell’intento facendo un discorso chiaro al popolo di Comunione e Liberazione. Tremonti ha parlato della crisi, di una questione meridionale come elemento nazionale, della globalizzazione come processo indefinibile, ha citato illustri filosofi e poeti, riferendosi in un passaggio addirittura al Berlinguer dell’austerity
Il colpo di cannone è stato sparato ieri a tardi sera da Giulio Tremonti. “Ormai – ha detto a Bergamo il ministro dell’economia - robe come la 626 (la legge sulla sicurezza sul lavoro, ndr.) sono un lusso che non possiamo più permetterci. Se si vogliono diritti perfetti nella fabbrica ideale il rischio è di avere i diritti perfetti ma la fabbrica poi va da un’altra parte”.
Giulio Tremonti invita a rileggere gli scritti dell’ex segretario del Pci Enrico Berlinguer sulla austerity.
A villa Campari la posizione della Lega è arrivata all’alba, con la rassegna stampa. Silvio Berlusconi non ha dovuto attendere Umberto Bossi per conoscere le mire del Carroccio, gli è bastato leggere La Padania di stamani. Un editoriale di Leonardo Boriani , direttore del quotidiano di via Bellerio e penna armata del senatùr, ha informato il premier che le camice verdi sono felicemente pronte a presentarsi da sole alle elezioni, “senza lacciuoli di alcun genere”. Anche senza Pdl. “Il Berlusconi tentennante di questi giorni potrebbe voler chiudere le porte alle elezioni anticipate” e “la proposta del premier, molto soft, all’acqua di rose, non vuole mettere in difficoltà nessuno. Come a dire, andiamo avanti così, anche se agonizziamo”, scrive Boriani. Se così fosse, se si arrivasse a un governo tecnico la “Lega andrà all’opposizione e, diciamolo a voce alta, ci sarà da divertirsi in vista delle elezioni 2011”
Oggi Giulio Tremonti avrà una giornata impegnativa: prima accompagnerà Umberto Bossi al vertice con Silvio Berlusconi, nella nuova villa sul lago Maggiore del presidente del Consiglio, per il tradizionale incontro di fine estate tra i due alleati di governo. Poi, nel tardo pomeriggio, parlerà al meeting di Rimini di Comunione e liberazione, rompendo un silenzio pubblico che dura da quasi un mese.
Sul Lago Maggiore, a villa Campari a Lesa, concluso il vertice tra Berlusconi e il ministro delle Riforme e leader della Lega Umberto Bossi per decidere le sorti del governo. Hanno partecipato anche Tremonti, Cota, Calderoli e Maroni.
Elezioni al più presto. No all’ingresso dell’Udc nella maggioranza.
Oggi Giulio Tremonti avrà una giornata impegnativa: prima accompagnerà Umberto Bossi al vertice con Silvio Berlusconi , nella nuova villa sul lago Maggiore del presidente del Consiglio, per il tradizionale incontro di fine estate tra i due alleati di governo.
Silvio Berlusconi ha chiesto alle sue truppe di prepararsi alle elezioni, dando contemporaneamente vita alle “squadre delle libertà”. A parte il nome dei nuovi venditori del verbo berlusconiano, che rappresenta un ossimoro e richiama quello squadrismo politico che non si addice alla nostra epoca storica e a un partito moderato, è evidente che il ricorso alle urne è un’arma spuntata…Scrive Italo Bocchino, sul sito di Generazione Italia, organo vicino al Presidente della Camera Gianfranco Fini, ne pubblichiamo integralmente il testo, per far meglio comprendere ai nostri lettori quali sono le ragioni della crisi profonda che vive la maggioranza e le motivazioni, almeno del deputato di “Futuro e libertà” più vicino al Presidente Gianfranco Fini. …Oggi il ricorso al voto lo vogliono davvero soltanto Bossi e Tremonti, il primo per prendersi i voti di Berlusconi e il secondo per prendere il suo posto a Palazzo Chigi. Non le vuole il Paese, non le gradirebbe il Quirinale, non le vuole l’opposizione, non le vuole Fini e non le vogliono quei sessanta – settanta parlamentari del Pdl che dovrebbero lasciare il posto ai leghisti al Nord, a “Futuro e libertà” al Sud e al centrosinistra nelle regioni dove senza il presidente della Camera è impossibile conquistare il premio di maggioranza. E sotto sotto il voto non lo vuole neanche Berlusconi, consapevole ormai che ha solo da perderci. Se davvero si andasse a elezioni anticipate le uniche due certezze sarebbero il travaso di voti dal Pdl alla Lega e una maggioranza al Senato diversa da quella della Camera. In uno scenario del genere Bossi avrebbe gioco facile a chiedere un passo indietro al Cavaliere, che verrebbe pensionato da quello che ritiene l’alleato più fedele, aprendo così la strada a un governo Tremonti che sarebbe a propulsione leghista e otterrebbe il voto di una maggioranza larghissima che si formerebbe con l’obiettivo reale di mandare definitivamente a casa Berlusconi. È questa la trappola che sta scattando ed è molto difficile per Berlusconi sottrarsi, avendo rotto con i moderati Fini e Casini e avendo affidato la golden share del governo a Bossi e Tremonti. Se il quadro è questo le truppe di “Futuro e libertà” diventano paradossalmente lo scudo del Cavaliere rispetto alla trappola, ma il presidente del consiglio deve decidere che atteggiamento avere verso Fini e i finiani
